Ci sono mattine in cui ci svegliamo, ricordiamo i nostri sogni e ci chiediamo se Freud avesse ragione o meno. Ci chiediamo se dobbiamo tentare di ricordare ogni minimo dettaglio dei nostri sogni per capire quali siano i nostri quotidiani desideri e quali le nostre più remote paure.

Talvolta ci sembra ovvio, le persone che dovremmo conoscere meglio siamo noi stessi; ma è così?

Quante volte ci nascondiamo dietro ad un fragile fuscello pur di non mostrare al mondo le nostre debolezze, anzi, pur di non far capire che ne abbiamo…perché siamo ridotti così?

Perché siamo convinti che per vivere bene dobbiamo essere più simili a Dio che ad un essere umano? Non avete la sensazione che sia tutto una continua scalata al successo movimentata da un accentuatissimo arrivismo in cui pur di ottenere ciò che vogliamo quando lo vogliamo? Siamo disposti a perdere onore, orgoglio e dignità e talvolta anche buona educazione e valori morali pur di arrivare…

E se poi non lo otteniamo? Ah, disperazione, crisi, paura…e allora lì sì che crediamo di aver subito un’umiliazione, lì sì che ci accorgiamo di quanto male ci siamo comportati pur di arrivare a qualcosa per il solo gusto di vincere e di sconfiggere…qualcosa che se raggiunto non ci  avrebbe nemmeno messi in una posizione migliore; per nessuno; tantomeno per noi stessi.

Quand’ è che ci risvegliamo e ci rendiamo conto che la vita non è una corsa disperata ad una finta felicità ma che la felicità vera forse è solo l’insieme di cose semplici e piccole che ci provocano serenità ed equilibrio?

Ma soprattutto, ci arriviamo tutti?

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