Quella mattina quando la sveglia suonò mi si strinse il cuore. Avevo da poco impostato ‘Forever Young’ di Jay-Z, ma nelle ultime settimane non avevo mai avuto occasione di sentirla. So solo che quella mattina fu dura e non solo perché erano le 5 am. Uno dietro l’altro mi vennero in mente dei fotogrammi, quasi fossero delle istantanee, degli ultimi due mesi: Torino, Gardaland, la laurea, Milano, Puglia….. si apriva un’altra fase della mia vita, seppur piccola, sempre importante: le tanto attete(e forse meritate) vacanze in Sicilia.

La Sicilia è la terra di origine di mio padre e ancora prima di lui di mio nonno, un’origine che, nonostante l’ imponenza delle idee politiche leghiste al nord, dove vivevo,  non ho mai rinnegato e che anzi, ho voluto esaltare sin da quando ero piccina e riscaldavo la folla degli amici di famiglia vendendomi come ‘la sicilianuzza di papà’….faceva sempre successo questa frase e probabilmente il motivo per cui ne facevo spesso uso si celava dietro a una nascente attitudine per il marketing.

Grazie ad un impegno quella mattina, furono entrambi i miei genitori ad accompagnarmi all’aereoporto. Non si può dire che il viaggio in macchina sia stato così piacevole, le raccomandazioni della mamma sembravano non aver fine e il silenzio dei pensieri del papà rese l’aria pesante. Decisi di dormire e quando mi svegliai ebbi la sensazione che quella mattina sarebbe toccato a me iniettare il buonumore, d’altronde ero io che finalmente andavo in vacanza e, anche se avevo fatto il mio dovere e un po’ me lo meritavo, era sempre e comunque grazie a loro.

Dopo aver ordinato un paio di espressi al bar ci sedemmo ad un tavolino dove in ‘quattro e quattro otto’ disegnai su un vassoietto il progetto della mia dimora californiana che, oltre a campo da tennis, da basket, pista di pattinaggio, piscina, garage 30 posti auto, porto, aereoporto personale e solarium, prevedeva una intera dependance per i miei genitori munita di badanti(due aitanti ventenni californiani). Detto questo feci presente che per attuare questo l’unica cosa che ci mancava erano le finanze e che avrei provvisto a colmare questa lacuna trovando al più presto quello che Capaprica definirebbe un  ‘Granduca di soldonia’.

Quando entrai nella coda per l’imbarco mia madre mi scattò delle foto e pensai che stesse un attimino esagerando visto che partivo per andare in Sicilia e che meno di 10 giorni dopo mi avrebbero raggiunta. Preoccupata tentai di immaginare cosa avrebbe poi organizzato quando, poco più di un mese dopo, sarei partita per andare a vivere e a studiare in California.

In poco meno di venti minuti ero seduta in aereo, lontano dal finestrino. Questo mi impedì di guardare il  panorama, ma mi consentì il piacere della lettura. Il libro di turno era ‘Sulla strada’ di Kerouac, un libro che aspettavo di leggere da tanto tempo…e come tutte le cose per cui si deve aspettare molto, mi diede un grande piacere…sin dalle prime pagine. Avrei voluto avere la stessa capacità che aveva Kerouac di descrivere i suoi viaggi per descrivere la mia vita, ogni singolo momento, perché io lo vivevo così. Guardare un panorama, un posto, vivere certe situazioni, certi momenti, certe persone, era per me una cosa talmente sensazionale che non poterla condividere appieno con qualcun altro, mi aveva sempre fatto soffrire. Non a tutti è dato il dono di scrivere e trasmettere in quel modo, così reale, così immerso. Mi sembrava di fare continui balzi tra la mia vita e quella di un altro, che però diventava anche mia.

Arrivai a Catania in aereoporto circondata dai soliti ‘cafoncelli’ da viaggio assolutamente non frequent flyers, ma non ebbi subito la vera sensazione di Sicilia. Dovevo aspettare un amico prima di iniziare l’avventura nella vecchia terra, sapevo che erano davvero tante le cose che mi aspettavano. E allora mi sedetti al bar……..e scrissi.

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