Saudagi

Quella mattina la casa era deserta. Non c’erano nè luci, nè rumori…si sentiva a malapena il ticchettio della pioggia contro i vetri delle finestre. Federica non era più abituata a svegliarsi con quel rumore, ma si accorse, in poco tempo, di quanto le era familiare.

Non aveva più sonno, ma restò a letto e richiuse gli occhi e per un attimo ripensò a Milano, alla famiglia, agli amici, alle esperienze, alle sfide, alle difficoltà, ai sogni…

Quando riaprì gli occhi sorrise, ora tutto quello era lontano, molto lontano. Aveva guadagnato la serenità e voleva raccontarla al mondo, ma era già stufa di quello Skype. Provava quel senso di malinconia per le cose bellissime della vita rimaste a casa, ma non era un sentimento negativo, piuttosto la voglia di voler ripensare agli affetti. I suoi amici brasiliani le avevano insegnato che in Brasile c’è un termine per tutto questo: SAUDAGI.

Scivolò fuori dal letto sorridente e iniziò la sua splendida domenica di fronte a una buona colazione.

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