Ore 1.00 am. Riverside, California. Suona la mia sveglia, con la stessa suoneria di quella di M…..si avvicina il ritorno in quella piccola dimora di grandi studi 🙂 Dopo aver sistemato le ultime cose arriva lo shuttle, io e la mamma carichiamo tutto(per un totale di circa 150 pound) e, in preda all’eccitazione, nemmeno mi ricordo di salutare Riverside come si deve….

o forse l’ho fatto ieri sera quando, in cima alla collina @ my place in Riverside, mi sono inginocchiata e poi sdraiata direttamente a terra in canotta e shorts guardando le stelle e rinfrescandomi la memoria con tutti i miei GRAZIE(tornando a casa con 6 punturone di zanzare)!

Alle 3 am eravamo al baretto dell’aereoporto di Los Angeles, morte di caldo con 23 gradi fuori e i piumini addosso. Un distinto signore nero ci racconta che è in pensione da due giorni e che festeggia andando a Roma per due settimane. Così mi sono permessa di chiedergli la mail e gli ho scritto un elenco di tutte le cose che non si può perdere…dalla Carbonara ai Musei Vaticani!

Decollo ore 6.30 am. In aereo ho scoperto il piacere del wi-fi in volo, credo di aver scritto/telefonato a 50 amici in 20 min pur di salutarli dal cielo…poi nanna, un pò di streching, cartoline e puff…erano le 11.15 am a LA e quindi….

le 2.15 pm a NEW YORK, anzi, per la precisione, nel cielo di New York. Dopo 4 chiacchiere con due lettoni mi agito tra i sedili come un bambino impaziente di arrivare nel paese dei balocchi…tocchiamo LA terra, abbiamo il bagaglio in mano in meno di 10 minuti e subito siamo in metro e alle 4.45 a Grand Central. Pochi secondi dopo sono sulle strade di New York(‘these streets will make you feel brand new…’), mollo i bagagli a terra, guardo il cielo e persino mia mamma capisce che in quel momento nessuno deve parlare. Lo fanno i miei occhi. Due lacrime di gioia rigano il mio viso e io non riesco nemmeno a sentire il freddo dall’emozione.

A tre minuti da Grand Central c’è l’albergo, meraviglioso. Camera splendida, sono senza parole ancor prima di vedere che la finestra dall’ottavo piano da diretta sul Chrisler Building. Qui fuori il mondo non è fermo e tranquillo come in California, tutti corrono, le luci ti abbagliano, ma nessuno è mai fuori posto.

Dopo un breve e caldo pasto coreano, due passi a Bryant Park e uno sguardo agli orari della pista di pattinaggio sul ghiaccio, rientro a casa perchè la mamma è stanca. Sono solo le 9pm e, nonostante io sia sveglia dalle 1 am rimarrei in giro tutta la notte in questa incantevole città. In questo posto incantato. Non mi manca il caldo, nè la quiete, anzi…..mi mancava il freddo! Adoro l’inverno!

Ora siedo sulla Chaise longue rossa della camera d’albergo con il Mac sulle ginocchia e la finestra alla mia sinistra. Mentre ascolto qualche canzone di Natale e sento le sirene della città più folle del mondo, guardo la favolosa punta illuminata del Chrisler bulding, con tutte le sue puntine verso il cielo e ancora……è tempo di ‘Grazie’.

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