Inizio a sentire la stanchezza, no no….non la stanchezza di girare per new York….piuttosto quella di arrivare a casa a mezzanotte passata e di voler scrivere tutto quello che si ha fatto nelle precedenti 16 ore…

Inizio dicendovi GRAZIE perchè mi state scrivendo in tantissimi e questo mi fa un piacere immenso, spero davvero di arrivare a voi ‘caldamente’ come mi auspico mentre ‘attacco’una parola all’atra.

Stamattina io e il fenomeno, perchè chi a 65 anni con l’ernia al disco cammina dalle 9 di mattina alle 9 di sera con il mio passo non può che essere deffinito fenomeno, abbiamo iniziato la giornata comprando una nuova memory card per la macchina fotografica e ‘colazionando’ a ‘Le Pain Quotidien’ in Bryant Park. Subito dopo, visto il gentile stalking di mio fratello Carlo, ci siamo recate da B&H, negozio tecnologico di cui vi ho parlato in un precedente post. Il  gentile commesso indossava un cappellino Ferrari e non ha perso tempo nel descrivermi la sua precedente carriera e nel mostrarmi le foto: ha lavorato come fotografo professionale in Formula 1, Nasqar, moto, etc…quando ha sentito che avrei voluto lavorare in pubblicitàa New York mi ha fatto un elenco di agenzie pubblicitarie…così gli ho chiesto il contatto: Norman Perkel….chissà!  Insomma, così ci siamo tolte il peso delle commissioni per mio fratello e dopo aver reso la mamma felice mettendole ai piedi un paio di comodissimi e caldissimi UGG, siamo andate verso lo Staten Island ferry.

L’accesso a bordo è rapido, gratuito e line free, peccato offra solo un panorama da quattro soldi: dal momento in cui inizia ad allontanarsi dall’isola più famosa del mondo, il battito cardiaco di chiunque inizia ad accelerare. Non è stato scientificamente dimostrato da nessuno studio bizzarro ad opera di qualche famosa università anglosassone, ma io sono sicura sia così. C’è addirittura chi si siede in fondo, con il pranzo sulle gionocchia e guarda fuori: ‘Isn’t this the best place in the world where to have lunch?’

Dopo il ritorno e la consueta foto sotto le palle del Wall Street bull ci siamo recate verso l’East Village per fare due passi e provare uno dei ristoranti vegan consigliati dalla scrittrice Victoria Moran: The Caravan of Dreams. Mi ero ripromessa che vi avrei descritto ogni portata, ma ora non ce la faccio….vi dico solo che erano 3 anni che non trovavo un posto in cui potessi mangiare qualunque pietanza descritta dal menù senza alcuna preoccupazione….slurp slurp, io e la mamma ci siamo deliziate….e non ci hanno nemmeno ‘pelate’ come ci aspettavamo(vorrà dire che rimanderò a domani la ceretta :-P).

Non sono riuscita a bloccare mia mamma quando si è fiondata in uno di quei locali che in Italia chiameremmo tabaccherie, per giocare qualche ‘Gratta e vinci’. Abbiamo vinto 20 $, scambiato un ‘cinque’ sorriso e cercato la meta successiva.

New York Strand Book Store: 18 miglia di libri, nuovi e usati, per bambini e non, in un ambiente tanto insipido quanto accogliente….semplicissimi scaffali resi notevoli e leggendari dalla presenza di volumi che trasmettono sapere solo se guardati. Cercavo una guida ‘cultural-artistoide’ di Los Angeles, per sfruttarla al meglio al mio ritardo…nulla da fare, illusa! Nel frattempo la mamma mi ha comprato un libricino delizioso, New York spiegata ai più piccoli con immagini disegnate a mano: ‘This is New York’ di M.Sasek.

Appena uscite(cercherò di tagliare perchè inizio ad essere veramente stanca), mentre guardavamo la vetrina di un antiquario, un ragazzo è uscito da un appartamento con uno scatolone pieno di oggettistica alquanto interessante. La appoggiato in mezzo al marciapiedi, vicino alla spazzatura, e se ne è andato. Lo spirito libero di mia mamma e me ci ha portate ad avvicinarci e a scoprire un cofanetto pieno di curiosità. Ci siamo allontanate con in mano uno specchio segnapunti di qualche vecchio bar e un quadernone mega con una serie di cards fatte a mano….non sono ancora riuscita a capire bene di che si tratti, ma sono molto belle.

Siamo così finite al mercatino di Natale di Union Square dove, nonostante il lauto pranzo, non mi sono potuta negare un bicchiere di Gluhwein(da noi meglio conosciuto come Vin Brulè). Dopo aver comprato un paio di decorazioni per l’albero e aver curiosato in ogni bancarella, ci siamo riscaldate da Wholesome e ci siamo incamminate verso casa.

Alle 9.30 pm mi sono rivista con Pinar, sempre al tavolino di Starbucks, sempre con una tazza di te, sempre con un sottofondo natalizio, sempre con un’ottima amica e tanta voglia di sognare… Io e la mia aria melodiosa e felice non riusciamo a seprararci…e anche quanto mi sto addormendo davanti al mio Mac, sento le guancie che si contraggono e il mio cuore che sorride.

Buonanotte New York. Buongiorno Italia.

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