La mia scrivania è un casino, la mia testa ancora di più. Sto appenendendo post-it da tutte le parti per ricordarmi le 769mila cose che devo e che voglio fare.

Per ora mi accontento, sono le 9.29 la giornata è inziata con 30 mins di corsa(dopo tanto tempo….e senza fatica), la mia ora di yoga, una lauta, colorata, fruttifera colazione e qualche salto in giardino con la piccola, mentre Aurora faceva giardinaggio, attività molto in voga negli Usa.

Sento che è uno di quei giorni in cui non mi fermerò un minuto e produrrò 100.000, tra cui nuovi post, nuovi racconti, studio, lettura…ma per ora, così, come fosse l’editoriale di una rivista, butto qua e là alcuni spunti di post, così mi dite se siete interessati e magari approfondisco, approfondiamo, l’argomento(si, vi prego, siate più interattivi).

Quando sono arrivata a Riverside e mi sono trasferita dove ora risiedo ho iniziato, correndo, a perlustrare l’ambiente circostante. Andavo spesso in uno spiazzo a mo’ di cul de sac, dove girare per poi riprendere il percorso verso casa. Dopo alcune settimane lo hanno chiuso e verso i primi di novembre ho appreso che stavano iniziando un cantiere. Bene, non saprei come descrivervi il mio stupore di 3 giorni fa, quando tornando da quelle parti, ho visto una decina di case quasi completamente finite. In 2 mesi. Ok, non è l’edilizia italiana, né quella tedesca, ma qui non credo nemmeno servirebbe. Seguirà foto…tanto tra 10 gg ci saranno già le famiglie dentro, completamente a loro agio nella loro nuova ‘casa dei giocattoli’. Si, ci si impiega più tempo a costruire la casa di Barbie.

Oggi Steve Jobs manda i suoi saluti sul sito ufficiale Apple. Il suo stato di salute lo costringe ad un periodo off, solo un periodo si spera, molti tra gli investitori sono scettici sul suo ritorno. Io no, uno come Steve Jobs non svanisce così. Uno che ha cambiato la vita di miliardi di persone non lascia la sua ragione di vita così. Steve, un in bocca al lupo grande come il mondo.

E poi, perché in America, la patria del tutto, ovunque e subito non esiste il pane. Pane inteso nel senso italiano/francese del termine? Come fa la gente a non cogliere l’essenza intrinseca di quel fantastico intreccio di semplici ingredienti? Io ormai lo faccio in mezz’ora…e lo metto in freezer, ma mi manca la gioia del panificio, del profumo del pane fresco quando si girà presto la mattina. Menomale che Le Pain Quotidien lo ha trascinato in qualche spicchio di America.

E per concludere, o quasi, mi chiedo come sia possibile che in una città come Riverside, 350.000 abitanti e un’estensione territoriale superiore a quella di Milano, non ci sia mai nessuno in giro. Solo macchine e case. Va bene che gli americani sono lavoratori, ma qui è il deserto. E’ la città dei fantasmi o tutti si nascondono da qualcosa che non mi è dato conoscere e da cui dovrei iniziare a nascondermi anch’io?

Ora concludo sul serio. Voglio scrivere una lettera a mio fratello, qui, sul mio spazio-blog, credo che quell’uomo non sappia quanto sia e possa essere influente sulle mie scelte. Intanto ditegli che c’è speranza che io resti in California, questa terra ha troppo per abbandonarla così presto. Chi dovrà aspettarmi? New York o la Cal? E soprattutto, chi mi terrà per sempre?

A presto con i racconti su Venice, la spiaggia che non smette di stupire…mai.

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