Aveva salito quegli scalini per la prima volta nella sua vita, ma con lo stesso atteggiamento di sempre. Da fuori sembrava menefreghista ed estraneo alle circostanze. Dentro si autoconvinceva di essere così, magari gli altri non avrebbero capito.

Si stupiva ogni volta di come le persone potessero trascurare l’ingresso della propria abitazione, senza cogliere come questo fosse un forte indice sulla persona, così come lo è una stretta di mano al primo incontro.

Quel giorno la luce era fastidiosa, di quel grigio illuminato per cui se indossi gli occhiali da sole sembri ancora di più uno stronzo-menefreghista-egocentrico e se non li indossi lacrimi come un bambino, illudendoti che la causa sia solo la luce.

Non riusciva a capire se il campanello che aveva appena premuto avesse suonato o meno. C’era un silenzio di tomba, e solo perchè era una brutta giornata. Era in uno di quei posti in cui se il tempo è bello, la vita ti sorride e tutto sembra scivolare su canali di olio. Ma se il tempo è brutto, nulla si muove, tutto tace. Il grigiore diventa una scusa per l’autocommiserazione, la pigrizia e la noia.

Con l’odore della sabbia nelle narici capì che nessuno avrebbe aperto quella porta, o perlomeno non chi avrebbe dovuto farlo. Si portò la mano destra sugli occhi, si ricordò di avere gli occhiali e pensò ‘meglio stronzo che fragile’.

Si girò con un cenno di sorriso sulle labbra e un vago senso di amarezza dato dal fallimento della visita. Riscese gli scalini mentre cercava di accendersi una Lucky strike. Si fermò a metà della scalinata. Tra i palazzi intravide il mare. Grigio. Decise che doveva trovarla.

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