Sabato scorso, il 26 Febbraio, è stata una giornata molto lunga. E piovosa.

Io mi trovavo a Venice beach, e dopo mille incontri, corse, commissioni, mi sono concessa un’ora di yoga. Da quando passo qui i miei weekend ho trovato una scuola che mi piace molto, nonostante usi un metodo ben diverso da quello che ho imparato dalla mia maestra Yvonne. Questa scuola si chiama YAS e segue una no om-no granola philosophy; in pratica yoga per atleti. Ha un approccio decisamente più giovane e sportivo e, anche se ne và della spiritualità della disciplina, grazie ad un attento uso di musiche e di ottimi istruttori che girano e correggono le diverse posture, è una delle scuole più conosciute a frequentate del vicinato.

Così dalle 6 alle 7 mi sono chiusa in quella stanza e dopo 2 settimane a secco ho allungato ogni singolo muscoletto del mio corso e ho riposato la mia mente. Non è servito aspettare di arrivare al Savasana per vedere i postumi dello stress accumulato ultimamente. Ma sono stati gli utlimi dieci minuti quelli in cui ho dato il meglio di me.

Savasana è la posizione finale di ogni classe di yoga. Prima di cercare di spiegarvi di cosa si tratta vorrei cliccaste su questo link e teneste questa canzone in sottofondo, è la stessa che utilizzano loro.

Dopo un’ora di intenso lavoro sul proprio corpo, savasana prevede che ci si sdrai per terra ‘arrendendo il proprio corpo al terreno’. Si cerca di ‘muovere il pensiero’ dalla punta delle dita dei piedi su su attraverso ogni singola parte del corpo fino alla ‘corona della testa’. L’effetto che lascia è estremamente rilassante e il proposito è che si riesca a portare con se quella sensazione di quiete mente/corpo/anima il più a lungo possibile, nel corso delle giornate a venire.

Le sensazioni che proverete saranno le più disparate: dalla noia, al sonno, dall’emozione, alla paura…provare per credere. Io mi trovo in posti tra momenti e profumi che non credevo nemmeno di avere in memoria…e come tutto si sposti da una parte all’altra con facilità, è incredibile. Solo scrivendovene, ne traggo piacere.

Quel Savasana, quel sabato sera, è stato davvero forte. Ho sentito tutto un blocco che iniziava a sciogliersi dentro di me…da quando sono tornata l’otto di gennaio, fino a quel momento. Dissapori, ansie, paure, dubbi, stanchezza, stress, indecisioni, erano tutti attorcigliati come un gomitolo di lana.

Pazientemente quel gomitolo mal attorcigliato sta iniziando a prendere una forma più ‘scorrevole’, si sta avvolgendo attorno a un fuso con armonia e soprattutto si sta allungando e presto potrebbe aggiungersi un altro pezzettino, di una sfumatora di colore lievemente diversa.

Pochi minuti prima di entrare in quella classe avevo sostenuto un colloquio e pagato il deposito per una nuova casa, dove a breve mi sarei trasferita. Detto poco!

Ecco perché quel Savasana non è stato bazzeccole…La prima cosa che mi ha lanciato era l’immagine di me a bordo di una Nissan bianca che andava da Venice beach verso Riverside. Era il 13 settembre 2010. In quella macchina insieme a me davanti c’era paura, e dietro, nel seggiolino dei piccoli, entusiasmo. Mi sa che paura era anche nel bagagliaio….perchè ce n’era tanta. L’immagine di me che affogo le mie ansie in pacchetti di m&m’s adesso mi fa spuntare un sorriso, il sorriso di chi ormai ha superato, ma che non dimentica.

Così come non dimentico una famiglia splendida pronta ad accogliermi a braccia aperte facendomi sentire una di loro da subito, un’insegnante di yoga e le sue interminabili perle di saggezza, persone che passano nella tua vita lasciando qualche semino che presto si trasforma in germoglio, interminabili camminate al chiaro di luna ad interrogarsi sulla vita, numerosi esperimenti in cucina, una bambina che impara a camminare,…..quanto mi sta dando la vita, quanto!

Così ho voluto aspettare di essere distesa nella mia nuova, luminosa, arredata di fuxia e turchese, cameretta per scrivere il post ‘rivelatore’. Forse lo avevate già immaginato, i più astuti, tra cui mio padre, addirittura lo avevano capito prima ancora che lo facessi io.

Alcuni giorni fa Marica di Vita a San Diego mi ha scritto:‘mi hai fatto pensare al libro L’alchimista, che ho letto anni e anni fa e ora non lo ricordo bene, ma mi è rimasta impressa la storia di sto tipo che gira in lungo e in largo e alla fine trova quello che cercava nel punto di partenza. Ma è giusto così, puoi dire di aver visto altri posti e di aver scelto.’

Ebbene sì, ho scelto. Ora vivo a Venice beach, l’entusiasmo è alle stelle e io mi sento davvero a casa…in questo nuovo pezzo di mondo!

‘WELCOME TO THE NEIGHBOURHOOD!’

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