Non aveva fatto passare più di 30 secondi da quando si era presentata a quando mi aveva detto che era un soprano. Era evidente che ci tenesse a sottolineare la sua unicità, se non altro per distinguersi dalla Losangelina media e per ‘erigersi’ al livello di noi europei. Questa è l’impressione che mi ha dato, non quello che io penso delle due differenti realtà.

Le prime chiacchiere ci avevano fatto capire quanto la vita la avesse già messa alla prova, nonostante i suoi freschissimi ventanni. Gli occhi trasmettevano serenità e maturità, di certo non era lo sguardo di una ragazzina la cui unica preoccupazione era ricevere un sms dal toy-boy di turno.

Dopo il pranzo aveva invitato i miei tre amici italiani e me a casa sua, sui canali. Vive con una donna 83enne di cui si prende cura e che definisce una delle sue migliori amiche. La casa è enorme e, con la scusa di mostrarci le stanze, ci trascina in camera sua dove, oltre al letto, ci sono alcuni libri di poesie, una pianola e un microfono.

La convinciamo a cantare per noi. Si scusa ancor prima di iniziare perchè la sua voce non è nel migliore degli stati. Mentre il sole attraversa le fessure delle tapparelle, lei prende una posizione eretta e inizia a slacciarsi il golf, mentre ci parla con una voce vellutata terribilmente attraente…penso ai ragazzi e ad alla loro eventuale difficoltà. Un bottone alla volta e il cardigan lascia spazio ad una magliettina di seta nera leggerissima, quasi trasparente.

La sua voce inizia a riempire lo spazio ed il tempo e ognuno di noi si perde, un pò dove vuole…quando smette non ci sono stati nè applausi, nè complimenti, solo stupore.

Tralascerò i commenti dei ragazzi appena usciti dalla casa.

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