Pare che io oggi sia finalmente seduta a una delle scrivanie dell’Anonymous content e che possa finalmente inziare a far finta di lavorare. Eh sì, i primi giorni saranno duri, la mia posizione non mi permette di avere nulla in mano…se non di attendere qualche occasione dove poter mettere il naso e far capire che, magari, qualcosina la posso fare anch’io…

Di certo non è male nemmeno venire qui e potersi fare i cavoli propri. A casa non ci sarei riuscita, mentre qui ad una scrivania in un paio d’ore sono già stata molto produttiva rispondendo a vecchie mail, scrivendo per me stessa, per il blog e chissà che queste ore non servano a ritrovare la mia creatività recentemente dispersa nell’etere…

Mi sento in qualche modo tra due forze opposte, che di conseguenza si annullano. Da un lato vorrei lavorare dalla mattina alla sera, aver sempre qualcosa da fare, allenarmi, uscire etc….dall’altro lato sono un ghiretto, che se ne sta sul divano con frankie accanto a leggere un buon libro e che non riesce a mettere in moto ne il cervello, ne il corpo.

Non è assurdo? E se penso che ho praticamente passato due settimane a far nulla e che in due ore ho già fatto 400 cose che avevo in lista da un mese….cioè, non sono normale no?!?

E quel che mi frega sempre, e mi fregava anche con gli esami, è che so che anche se lascio tutto all’ultimo alla fine ce la faccio e anche più facilmente. Cioè è più probabile un 30 a un esame preparato in 4 giorni che se avessi studiato 2 mesi, quindi perchè devo studiare due mesi se in 96 ore posso risolvere tutto?

Forse perchè poi sono una larva per 3 giorni perchè lo stress mi ammazza? Ma dopo 3 giorni tutto diventa come prima…C’è veramente un’enorme divario tra il fare(100% ogni giorno) e il non fare(nulla)….eppure non mi sembra mai di riuscire a trovare e stare in una via di mezzo…

Comunque sia ho voglia di farvi una confessione.

So che sembra tutto facilissimo. Uno si laurea con il massimo dei voti, ha mille amici, fa le vacanze del secolo, ha una famiglia d’oro e ha avuto una borsa di studio per andare in California. Tutto facile è bello, vero? In California peraltro conosce persone stupende, una delle quali le insegna una disciplina che le insegna a poco a poco ad aprire ‘gli occhi e il cuore alla vita’ e mano a mano che i giorni passano trova e ritrova amicizie che sembravano più miraggi che realtà. Non disprezza la vita e parla bene di ogni giorno che passa, sorride al mondo e spera di poter essere qualcosa per qualcuno…presto.

Una babysitter per dei bimbi, una collega brillante, un’amica su cui contare nel momento del bisogno, una compagna a cui chiedere gli appunti, una spalla su cui piangere, una dipendente da sfruttare, una fidanzata con cui condividere i film della domenica pomeriggio, una figlia a cui urlare di mettere in ordine la stanza. Perchè è stata tutte queste cose e ognitanto anche tutte nello stesso momento e sa quanto le mancano.

Ma sa anche che questo è il prezzo di volerle riscostruire in un posto che crede fermamente sia più consono al suo stile di vita. Solo che si sente costantemente in un limbo in cui non può lamentarsi perchè tutto quello che ha è fantastico, ma quello che sta cercando di avere, i desideri, non sono per nulla chiari e nemmeno qualcosa che si possa ottenere con una pianificazione a tavolino.

Buddha insegna che tutta la sofferenza è causata dal desiderio. E’ uno dei suoi quattro insegnamenti, detti anche Nobili Verità. Quando vogliamo qualcosa ma siamo incapaci di averla, ci sentiamo frustrati. Quando speriamo che qualcuno compia le nostre aspettative e non lo fa, ci sentiamo delusi. Quando desideriamo di piacere agli altri e gli altri non lo fanno, ci sentiamo feriti. E quando otteniamo qualcosa, ciò non porta alla felicità perché subito c’annoiamo, perdiamo interesse ed incominciamo a volere un’altra cosa. Semplicemente, la Seconda Nobile Verità dice che ottenere ciò che desideriamo non garantisce felicità. Più che impegnarsi costantemente ad avere ciò che si vuole, cerchiamo di cambiare il nostro desiderio. Il desiderio ci priva della serenità e della felicità.

Chiaro, limpido e semplice. Viviamo nel momento e non preoccupiamoci di desiderare.

Solo a me sembra così complesso non avere un obiettivo da perseguire e sentirmi una piuma in un tornado perchè a 26 anni non ho ancora la capacità di auto-sostenermi e di identificare che cosa vorrei in questa vita in modo da concentrarmi per ottenerlo? E facendomi questa domanda non sto nuovamente contraddicendo il principio che ci insegna Buddha?

E’ vero che la strada si disegna da sola, ma come narra Umberto Eco in un famoso aneddoto…le cose le dobbiamo saper cogliere, in modo che le pedine si muovano di conseguenza…non può piovere TUTTO dal cielo.

E a me ora sembra di esser qui ad aspettare la pioggia.

 

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