‘Visto da lontano, circondato da una massa densa e scura di alberi e arbusti, il palazzo, con le sue torri, guglie, cupole e camini, sembrava il relitto di una grande nave fantasma incagliata su uno scoglio sommerso o su un banco di sabbia di un mare fatto di pianure ondulate e pietrificate, spazzate dal vento e bruciate dal sole. Un posto in cui qualunque cosa era possibile, poteva accadere, anzi accadeva. Di notte era visitato da fantasmi e spiriti ancestrali – io lo so, credetemi: li ho sentiti, ho avvertito la loro presenza, li ho visti – ma anche di giorno, sotto l’implacabile occhio divino del sole, si mostrava misterioso, improbabile, un sogno o un incubo, un pensiero di speranza o una visione turbata dalla colpa, una prova disperata ed esuberante degli eccessi di cui la mente umana è capace, quando è lasciata libera.’

‘La polvere dei sogni’ di  Andrè Brink è un romanzo che ha risvegliato in me la voglia di risucchiare un libro in pochi giorni ed è il libro che finalmente, dopo tanti mesi, mi ha ricordato che un libro è un viaggio.

Non credo sarò mai in grado di scrivere recensioni. Una delle domande che più detesto è ‘di cosa parla quel libro?’ e io dentro di me penso…’e mo’, come faccio a spiegare a questo l’ondata di emozioni che un libro mi ha portato?’

E la trama…la trama è solo un quindicesimo di ciò che un libro da e lascia alle persone. Quindi questa è la storia di una giovane che dopo essere scappata dalla sua famiglia, viene richiamata tra loro per un emergenza, in Sudafrica, a ridosso dalle elezioni di Mandela. La nonna ribelle, l’unica che l’abbia mai capita, sta molto male, ma la vuole vedere perchè le deve raccontare la storia della loro famiglia.

Così si crea un favoloso intreccio tra passato e presente in divenire.

‘Alla deriva nel presente. Pensieri al risveglio: com’è sconcertante scoprire che nel presente non c’è nulla di reale, che il presente può essere afferrato solo dopo che è già scivolato nel passato. In ogni singolo istante mi sfugge. Scrivo: mi alzo, guardo nella finestra, le ombre delle nubi attraversano il paesaggio. Ma quello che sarebbe più giusto scrivere è piuttosto: scrivo che mi alzo, che guardo dalla finestra; scrivo che le ombre delle nubi attraversano il paesaggio, e comunque nel momento in cui scrivo la cosa non esiste più. Prima o poi scriverò: Ouma sta morendo…ma sarà già morta.’

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