C’è sempre qualcosa di interessante da scoprire nei gesti, nelle parole e negli occhi delle persone che attraversano la tua strada ogni giorno.

Uno dei posti in cui molti scrittori passano il loro tempo sono i caffè in giro per il mondo: piccoli e accoglienti angoli in cui la gente si riversa a condividere storie, momenti o dove cerca di scavare momenti di solutino per sprofondare in un libro o in una tazza piena di pensieri.

Non capisco come io possa ognitanto dimenticare quali sono le cose che davvero mi piace fare. Questa è una di quelle. Mi ci sono ritrovata grazie alla mia neo-conoscente Athena, la cantante d’opera di cui vi avevo parlato un po’ di tempo fa.

Dopo due passi in giro e un amabile pranzo abbiamo entrambe recuperato un block notes e una penna e siamo andate in un caffè. La voglia di chiacchiere rischiava di non permetterci di dedicarsi alla nostra creatività, ma come per tutte le cosè è arrivato il momento giusto per iniziare, e così è stato.

E’ incredibile come introducendomi ad un’altra persona in questo momento io mi sia ritrovata insicura, fragile e vulnerabile; inaspettatamente delicata.

Solo chi tra noi mi conosce sa quanto queste parole si addicano a me e alla mia personalità. O forse dovrei dire che solo che tra voi mi conosce davvero bene sa che sono poche le volte in cui lascio trasparire questo lato di me.

Però devo ammettere che per qualche verso è bello sentirsi piccole e fragili e coccolarsi, anche se non c’è nessun altro che possa farlo. Così almeno per un po’, anziché essere il tuo boss, il tuo maestro, il tuo guardiano, il tuo padre severo, il tuo tutto…puoi finalmente essere veramente dolce, volerti bene e trattarti come se fossi il migliore dei tuoi amici. Anche perché in fondo lo sei.

Guardare fuori da quella finestra, vedere le palme, il sole, sentire il vento che entra, gira, ti sfiora, ti accarezza e se ne va…per poi tornare. Tutto questo crea quella piacevole senzazione difficilmente descrivibile del ‘vivere nel momento’. Ti accorgi anche che ultimamente che quella sensazione è più distante da te, che con te.

E capisci che non c’è davvero nulla di meglio di quello che hai. E soprattutto ti accorgi che non c’è meglio o peggio, perché sei tu che scrivi i tuoi sentimenti.

Così come un bimbo al supermercato ti fa sorridere e sentire piccoli gesti, ci saranno sempre piccoli gesti che ti tireranno un po’ giù. E’ davvero la relatività delle cose ed è davvero solo dentro alla tua testilina che devi far ordine e abbracciare il momentoe tutto ciò che esso ti può dare e quello che al contempo tu devi saper cercare e al momento opportuno cogliere.

Tutto questo perché mi sono ritrovata, finalmente, nella mente di qualcuno che mi ha colta subito, dentro e fuori. Ma, d’altro canto, non vuoi nemmeno farti prendere da facili entusiasmi, non di nuovo…perché anche se te la racconti, sono piccole ferite che però ci mettono sempre troppo tempo a smettere di sanguinare e ancor di più a sparire.

Perché in fondo ogni mattina speri di svegliarti tra le sue braccia.

Sì, sto farneticando. E siccome questo è solo un post di un blog dovrebbe finire così, ma io sto bene come non stavo da tanto e ho voglia di continuare a scrivere, così come ho voglia di sorridere, di correre, di osservare, di gridare, di urlare…

Vorrei fare il pieno e assicurarmi di non rimanere a secco di nuovo.

Vorrei mettere una bottiglietta del mio entusiasmo e tenerla sul comodino per ogni evenienza.

Vorrei smettere di sognare e di illudermi, ma non voglio.

Chiudere gli occhi e volare non ha prezzo. Aprirli e cadere fa male. Richiuderli e ripartire è troppo bello e non ci si abbatte per quella piccola botta precedente.

Non so perché tutto ciò mi ha ricordato i sei mesi in cui stavo imparando a fare l’axel. Un salto di pattinaggio artistico di un giro e mezzo, il salto che effettivamente ti cambia come atleta. Avevo un enorme livido sul fianco destro, ma non smettevo di saltare e continuare a cadere lì, nonostante le preoccupazioni del papà dottore. Ma poi quel salto è venuto…tante, tante, tantissime volte. Tutt’ora, 15 anni dopo, appena metto i pattini…mi viene ancora. Né è valsa la pena? Chiaro che sì!

Così, se in un momento non posso vivere con i piedi per terra, beh allora lo faccio con la mia mente e la mia fervida immaginazione. Così è più facile tenere accesa la fiamma che fa andare avanti il treno.

‘Chi si ferma è perduto’ dice la mia mamma.

Parlo poco, scrivo spesso, ma devo riconoscere che queste due sono le migliori attività per trovare o ritrovare se stessi. E’ come sentir urlare il proprio nome in un labirinto…piano piano capisci in che direzione devi andare, ma questo non vuol dire che andrai dritto o facilmente verso l’uscita, anzi. Mi viene in mente l’intricato labirinto visto e letto in Shining. Gli occhi di chi si sente smarrito. I miei occhi. Ed ecco che incombono paure e ansie.

Nemmeno quando scrivo so dove sto andando, ma seguo il flusso, così…come viene. Una scrittura libera, un altro volo, un altro sogno. Un altro tutto che l’onda sta per ingoiare per sempre nell’ira fuorisa dell’oceano.

Adoro alzare gli occhi e leggere al colo qualche parola di ciò che Athena sta scrivendo. Non è adorabile questo nome? Peraltro con la pronuncia ingelse acquista un suono così melodico.

Lei è svantaggiata poiché io sto scrivendo in italiano, non può leggere le mie righe, ma oggi è stata bravissima a leggere tra di esse. E magari presto sarà sul google translate per decifrare il tutto e cogliere la mia inopportuna curiosità.

Sta attraversando un momento che la pone davanti ad una scelta importante. Anche se sono certa ne abbia passati di peggiori, mi rendo conto che l’amore, l’amore a ventanni, ci ponga davanti a scelte inconsuete…ognuno con la propria storia e i propri racconti.

Siamo tutti diversi. Le relazioni per di più uniscono due persone diverse creando una nuova terza entità. Passiamo una vita a cercare di capire se stessi, come potrebbe non essere complicato cercare di capire un altro e il prodotto della congiunzione dei due? Però è così bello essere coinvolti in quel processo di intreccio, scambio e scontro, fusione e creazione…e a volte distruzione.

Un’insegna mi ha fatto ripensare alla mia vecchia vita, la n°2 : quella dopo Latisana e prima dell’Università di Udine. Ero felicemente ‘fidanzata’ con un ragazzo che tutt’ora reputo una delle persone a cui voglio più bene. Il mondo che ci circondava, il mio mondo di allora, è prevalentemente sposato e con dei fantastici pargoletti. Io sono scesa dalla barca prima…e sono subito salita su un’altra ancora, e poi un’altra…e un’altra…e ho solo 25 anni e mi permetto anche di lamentarmi, quando solo 4 anni fa mi sentico sull’orlo di un burrone e pronta a buttarmi giù. E invece come sempre mi sono sdoppiata, mi sono ‘tirata in qua’ e la corrente che IO avevo scelto mi ha trascinata sin qua.

Ora si tratta solo di scegliere un’altra corrente. Credo.

 

Quella sera sono rincasata camminando scalza sul lungo mare con Athena e poi sola. Quando sono rientrata a casa ho ricominciato a scrivere. Ero entusiasta della vita.

SONO ENTUSIASTA DELLA VITA.

 

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