Tanti anni fa il destino di quella ragazza incrociò quello di un’altra.

O forse il tutto era iniziato ancora tanti anni prima.

Le loro madri si conoscevano ancora prima di immaginare che avrebbero presto aspettato un’altra creatura.

Si incontrarono mesi dopo, entrambe con in grembo la più unica e dolce tra le attese.

Queste due vite che dovevano ancora vedere la luce del sole erano come due treni separati, i cui binari, si sono spesso incrociati, così come sono stati spesso separati o addirittura lontani.

A volte quella lontananza era solo fisica. Una volta, ma per molti anni, quella lontananza è stata emotiva e forte.

Nella mia mente c’è un disegno preciso di come quelle due vite si sono accidentalmente incontrate per una quindicina d’anni, di come poi si sono ritrovate tra le stesse mura, credando un legame, che probabilmente sarebbe durato per l’eternità.

E tutto faceva credere che sarebbe andata proprio così. E quando dopo anni di fortissimo legame si ritovarono in due città diverse, nulla sembrava essere realmente cambiato. I dissapori che nascevano ognitanto svanivano come il sole ad ogni tramonto, e il loro legame, con la stessa forza, risorgeva all’alba del giorno dopo.

Poi però una delle due ragazze perse la propria strada. Uscì dal proprio binario fino a non capire dove fosse finita. E aveva paura. E commise molti errori. E andò controcorrente senza farsi abbattere da nessuno, mano nella mano con la sua testardaggine e presunzione.

Ferì gravemente la sua compagna di viaggio. E la distanza tra loro crebbe, creando una crepa irreparabile.

La compagna ferita si chiuse in se stessa, e quando l’amica lo seppe le si rattristò ancor più l’anima.

L’amica dispersa nel frattempo consumò i suoi errori, rendendosi conto di non aver posto fine alle sue paure, aggrappandosi alla vita di altri. Capì che era ora di tirare fuori i remi e ricominciare a remare cercando la giusta soluzione.

Putroppo in quel viaggio non ritrovò le vecchie amicizie. Ne trovò di nuove, che divennero importanti anche grazie  all’esperienza di sapere che l’amicizia viene prima di tutto. Raccontò quella storia molte volte, la sognò innumerevoli notti; il fantasma di quell’amicizia non voleva abbandonarla.

Solo dopo lunghi anni di silenzi sentì riavvicinarsi delle persone dal passato. E anche quando erano tornati tutti, lei era convinta che proprio colei a cui aveva inferto più dolore non sarebbe mai tornata. E non ebbe mai il coraggio di andarla a chiamare, perché non c’era niente che lei potesse dire in sua difesa.

Poi arrivò il gennaio del 2011, quando ormai vivevano in due mondi opposti…geograficamente ed emotivamente. E senza sapere come si ritrovarono sullo stesso binario, sullo stesso treno, come non fossero passati anni, giorni, ore, minuti…

Sai cosa ti dico amica mia? Non credere che passi un giorno senza ch’io mi renda conto di quanto mi sei mancata. Non passa un giorno senza che io ti ringrazi di essere tornata. Non passa un giorno senza che io speri che la vita ti ridia tutto quello che io ti ho portato via…fiducia, dolcezza, incondizionata voglia di amare.

Ma è bello esserci ritrovate ora che non siamo ne troppo giovani, ne troppo mature. Sufficientemente fragili da capire quando bisogna esserci, e abbondantemente sadiche da tirare fuori del simpatico cinismo pur di strapparci un sorriso in una giornata no.

Capirci al volo e scrivere che non serve che io firmi questa lettera, poiché non vorrei mai ti soffocassi.

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