Ieri sera, tra un broccolo ed una carota, Athena mi ha chiesto come fosse la mia giornata tipo a Milano.

Io mi sono dovuta fermare, tirare un lungo sospiro, mentre i muscoli della mia faccia tendevano a contrarsi in un dolce e spontaneo sorriso. Per un attimo mi sembrò che i miei occhi stessero prendendo la stessa forma; non avrei mai creduto che quelle 6 lettere avrebbero prodotto un tale effetto su di me.

In qualcosa come 7 secondi mi si sono proiettate di fronte un centinaio di fotografie.

Il mercato sotto casa, la sigaretta dopo il caffè sul davanzale, i libri sul tavolo per ricordarmi che c’era sempre qualcosa da studiare, la fresca aria primaverile, via Lincoln, l’autobus 60, le corse a Palestro, la Cattolica( e qui giuro, mi si stringe il cuore), i caffè al Lanzone, la Caffetteria, casa delle amiche in via del Torchio(gli occhi si stanno bagnando), le panchine, l’aula Bausola il giovedì pomeriggio mentre Paolo Colombo spara la storia come fossero i proiettili di una mitragliatrice, le corse alle macchinette per vedere i risultati degli esami, le ore passate ad aspettare un messaggio, la tensione pre esame, i riti (cazzo duro, culo chiuso), il sonno, la redbull, corso Como, il Toqueville, i Navigli sotto i primi raggi di sole, le partite della nazionale, i gelati nei torridi pomeriggi estivi, i te austriaci e le mele cotte nei freddi e piovosi inverni, l’euforia di prepararsi per una serata, la doppietta al cinema per non pagare il secondo spettacolo, le mangiate di sushi, il gelato al cioccolato dopo le delusioni d’amore, le scappate notturne verso l’uomo che ti fa sentire donna, le zompettate tra le quattro mura della getfit, la tensione delle sfilate e l’euforia della settimana del mobile o della moda, le vetrine di negozi impeccabili con i migliori abiti del mondo, i tacchi altissimi delle eleganti donne italiane, i boccia sotto al Duomo con i pantaloni con il cavallo basso, il pollo in corso di porta Ticinese per togliere l’attenzione dai testi d’esame, le focaccine, i flashforward, le dormite in tre su un letto matrimoniale prima di un esame per non sentirsi sole, le infinite chiacchiere su New York per far addormentare la tua migliore amica, le carte per inseguire il sogno americano, le consegne accademiche, la tesi, la Uberti in burrascosi pomeriggi ad insegnarci l’economia, le volte in cui entri in classe e non riesci a seguire una parola della lezione perché hai in mente lui, la Sma, il latte di soia, innumerevoli carote, il famacista, il profumo del bacon di chi arrivada dall’estero e ama l’Italia nonostante questo periodo difficile, le discussioni sulla politica appena svegli la mattina, Romeo il frullatore, la pentola a pressione, il poster sulla frutta di stagione sul frigo, Obama, le diete, i tormenti, le camminate al Parco la domenica pomeriggio, la voglia di viaggiare quando non si può, la Phard di Buenos Aires, la Tia Maria ed il Montenegro, le lasagne con gli ospiti a cena, ‘Pirofila’ urlato fuori dalla finestra con accento tedesco, le partite di basket nel bar sotto casa…per guardare gli amici, le lacrime, i sorrisi, le birre, i dissapori, porte che sbattono, persone che vanno e che vengono, persone che entrano e persone che se ne vanno, forse per sempre…vite che si incontrano, si intrecciano, si odiano o si amano e si separano e quando si separano resistono o si dissolvono o si rinforzano o si dimenticano.

Non potevo usare punti. Perché ieri tutto questo è passato in pochi secondi, e poi non sapevo come rispondere. Ma lei guardando il mio sorriso mi disse….’ho capito.’

E ricominciammo a fare altro.

Quell’ALTRO, un giorno, sarà parte di un racconto come questo…quando mi diranno ‘ma com’era la giornata tipo a Venice beach?’

Chissà dove sarò, in Indonesia, magari a Dubai, o forse a Udine…o in Spagna…..o forse semplicemente non ci sarò più, sarò una nuvola.

Capito quanto bella è la vita?

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