Stamattina quando mi sono svegliato ero confuso. Devono essere stati quei due bicchieri di troppo.

L’uscita con lei mi aveva divertito, ma stamattina sentivo solo il sapore di una notte come tante. E lei era lì che dormiva tranquilla, o cha faceva finta…le donne lo fanno spesso per sentirsi guardate di prima mattina, quando il sole attraversa le fessure delle tapparelle.

Io invece che guardarla sperai si smaterializzasse. Non avevo voglia.

Andai a farmi una doccia per levarmi di dosso tutto ciò che mi era rimasto di lei.

Il telefono sul divano mi ricordò gli insistenti messaggi di un’altra. Stava davvero diventando insopportabile, con quella sciarpa. Pensai che la gente non ha proprio un cazzo da fare, lei di certo.

Di donne nella mia vita ce n’è  e ce n’è stata una sola: mia madre. Per il resto non c’è più spazio. In questi 25 anni ho voluto imparare ad essere egoista perché la mia fragilità mi aveva solo portato insidiose scocciature, o sofferenze.

Adesso avevo tempo ed energie solo per seguire il mio sogno.  E degli altri non me ne fregavpiù niente, tanto quello che dicono e quello che fanno lo fanno per se stessi, qualunque cosa riguardi. Non ha senso che io vada in giro a fare il finto altruista come fanno tutti.

Io faccio il vero egoista. E me ne frego.

Quando sono uscito dalla doccia lei era ancora lì che dormiva. Dannazione! Questa stanza puzzava di sesso. Sì, puzzava. Quella mattina mi pesava tutto.

Indossando solo i boxer andai in cucina a prepararmi un caffè. Caterina era già sveglia.

‘Guarda che ieri è passata l’italiana. Ti cercava.’

Cazzo. Non è possibile, anche a casa adesso?!? A volte mi chiedo se il mondo non sarebbe molto più facile senza le donne, poi però mi ricordo quanto invece sarebbe brutto starne senza.

Che poi in un certo qual modo lei mi incuriosiva, ma non era certamente il mio tipo, troppo sostenuta, costruita e probabilmente anche difficile da avere. Io non avevo né tempo, né voglia, ma chissà perché anziché troncare ho trascinato un po’ le cose.

Stamattina le lascerò quella cazzo di sciarpa da qualche parte, così la smettiamo. O almeno lo spero. Questi giochetti da dodicennI.

Non avevo più nemmeno voglia di caffè, mi feci un tè e tornai in camera. Aprii le tapparelle e le diedi il buongiorno, con quel sorriso che funziona sempre con le donne.

Con la mia solita accortezza le dissi che a breve sarei dovuto essere in studio e che sarebbe stato opportuno se ne andasse.

Solita reazione del cazzo di chi pende dalle tue labbra. Sorridente mi dice, sì sì, chiaro…stavo per andare. Quando chiaramente le si leggeva la delusione negli occhi. Che false e stupide che riescono ad essere.

Tornai al mio tè, aspettai che fosse sulla porta, le dissi ‘ ci sentiamo nei prossimi giorni, darling’. Ovviamente mentivo.

Non mi feci molti problemi, anche perché ero innervosito dall’idea che quel giorno sarebbe stato inutile andare in studio. Non credo sarei riuscito a produrre nulla di buono. Ultimamente avevo fatto molto e bene, quindi non mi preoccupai.

Tornai a dormire. Mi addormentai senza pensare. Il suo odore, la sua inutile falsità, erano ancora lì e mi infastidivano.

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