Sono davvero felice di tornare. Ogni minuto di più.

Sono seduta nella grande tavolata che c’è al centro di ogni ‘Le pain quotidien’ in giro per il mondo. Colazione alle 12.10…ormai i tempi sono questi.

Come avevo previsto gli ultimi due giorni sarebbero stati intensi.

Dopo essere stata svegliata domenica notte sia da mio papà che mi avvertiva di aver pagato una multa ben 8 volte che dalla simpatia di Andrea, Marc e Mally, mi sono alzada all’alba di lunedì(8 am) per chiudere il passaggio di proprietà alla motorizzazione civile americana: la rinomata DMV. Famosa attraverso tutti gli Stati Uniti per essere il posto con il peggior customer care e con le code più lunghe. Si è vero, arrivati allo sportello ti risolvono qualunque tipo di problema, ma sino a quel momento, si può solo pazientare seduti tra bandiere americane e gente di ogni tipo, di ogni dove.

Verso le 11.30 siamo riusciti a sistemare tutto, io e Alessandro ci siamo levati la preoccupazione maggiore!

Il tutto giusto in tempo per recuperare la principessa, bere un ultimo caffè da Intelligentsia e fiondarci nel marasma del primo giorno di scuola al Santa Monica College.

La lezione di storia americana di Daniele Bolelli, ci attendeva!

Daniele ha accolto i suoi studenti sulle note dei Red hot chilly peppers, consegnando il syllabus e salutandoli, uno ad uno, con un sorriso ed una decisa stretta di mano. Dopo le solite presentazioni di rito, Daniele ha parlato un po’ di sé, di come abbia smesso di cercare di perdere il suo accento italiano, molto gradito dalle donzelle americane, e di come allontanare dall’ambiente accademico l’idea che ‘fun’ non sia l’opposto di ‘serious’, bensì di ‘boring’.

Il nostro amico professore passa così dal ‘personale’ alla lezione accademica vera e propria, mettendo gli studenti davanti alla dicotomia che contraddistingue la storia ai giorni nostri: perché la storia è terribile, addirittura peggio della matematica, mentre produce un successo colossale quando portata da Hollywood all’interno delle sale cinematografiche? L’aula americana, a differenza di una tipica classe in Italia, si è animata, ed ognuno ha avuto la possibilità di esprimere il proprio parere senza alcune timore di essere deriso; merito sicuramente della scuola americana, che abitua sin dai primi anni scolastici ad un approccio di questo tipo, ma senzaltro anche del docente e del tipo di insegnamento. Ecco, qui mi permetterei di dire che ‘lezione accademica vera e propria’ non è il termine più adatto se si parla di una lezione del Professor Bolelli. Lo stile è disinvolto, senza alcun tipo di pedana che ponga il professore fisicamente e/o figuratamente, in una posizione superiore, ma che tuttavia riesca a ottenere il giusto rispetto senza creare distacco tra gli interlocutori.

La lezione prosegue con un breve cenno a quale possa essere la terminologia più corretta per riferirsi ‘ai primi americani’, alcune delucidazioni sui manuale e la lezione si conclude, a grande stupore mio e di Margherita, con una lotteria che avrebbe decretato chi, tra 20 studenti volenterosi, sarebbero stati i fortunati 5 che avrebbero potuto seguire regolarmente il corso. Ecco, queste cose in Italia non succedono. Talvolta, soprattutto in ambienti pubblici, non avere un numero limitato di studenti crea un grande disagio, ma in questo caso, in una classe di una quarantina di ragazzi, mi è sembrato piuttosto penalizzante. Proprio in quel momento e in quella situazione, uno studente volenteroso ha rubato 5 minuti a Daniele per poter descrivere un progetto di raccolta firme che dovrebbe aiutare le scuole ad avere maggiori finanziamenti che permettano di eliminare diversi ‘budget cuts’, eliminando problemi quale quello dell’iscrizione di cui vi ho appena accennato. Credo di aver capito che i docenti vengano pagati a seconda del numero di studenti che hanno, e se sanno di non poter chiedere un aumento, devono limitare le iscrizioni. Dall’altro lato questo dovrebbe essere indice di una maggiore motivazione nei confronti del corso e della materia che lo studente sceglie.

Per noi studenti italiani questo è davvero assurdo!

Io e Margherita abbiamo deciso di perderci, a nostro rischio e pericolo visti i soggetti, nella folla entusiasta e/o amareggiata dal rientro a scuola, quando ancora il sole riscalda le spiaggie della costa californiana.

Il campus, come tutto in America, è enorme, con diversi dipartimenti, palestre, piscine, parchetti e ‘oasi di relax’. Gli studenti non si possono descrivere a masse, come potremmo facilmente fare in Italia: ognuno ha una sua provenienza, un suo modo di identificarsi e presentarsi e ognuno ha un diverso punto di arrivo. Questo è, se non diverso, quantomeno molto più evidente che nell’ambiente universitario italiano, dove, a seconda dell’università frequentata, si descrive uno stile(i bocconiani, quelli della statale,…).

Segue ultimo pranzetto vegano da RFD(real food daily), regalini sulla Promenade, unghie alla spa, docci-lampo e ci troviamo sedute ad una tavolata di 18 persone da Enterprise Fish and co. per la ‘Goodbye dinner’.

Senza nemmeno sapere come, io, Mally, Andrea, Marc, Ale, Matt, Andres ed Hassan, ci ritroviamo sui canali con qualche birra e tanta voglia di ridere. Il tutto si trasforma in una corsa in spiaggia dove vengono fuori le chicche migliori, tra cui vorrei ricordare ‘Bresaola Pitturicchio’ e Hassan che chiede una bottiglia per poter fare il gioco della bottiglia e non trovando la bottiglia….il carissimo Matt scarica l’applicazione sull’i phone: W LA TECNOLOGIA hahahaha! Inutile dire che il gioco non è stato fatto!

Non so esattamente come, ma siamo tornati alla macchina e quindi a ‘letto’, dove ci siamo  addormentate ancora insabbiate e vestite…povero Airbed!

Stamattina abbiamo raccolto le ultime cose, svuotato il frigorifero e spedito gli ultimi scatoloni. L’ultima colazione da ‘Le pain quotidien’ ci aspettava, e così anche l’attore che interpreta John Locke nella serie televisiva ‘Lost’, che si è molto gentilmente prestato per una foto con me.

Insomma, siamo libere, godiamoci queste ultime ore….e

 

CI VEDIAMO IN ITALIA?!?

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