No,

non mi e’ venuto il matto e sono partita per LA durante la notte(forse pero’ dovrei farci un pensierino)…ho solo letto un bel libro di James Fray che porta il nome del post e che devo dire essermi piaciuto molto. Non perche’ i contenuti ti stravolgano l’esistenza o ti raccontino l’ennesima trama intrecciata, ma perche’ questo libro e’ LA.
Mi chiedevo se rendesse l’idea cosi’ bene solo perche’ l’ho vissuta in tutte le sue parti, o se qualunque lettore riuscirebbe poi a cogliere l’essenza di quella citta’ palpitante.
Io credo che solo un libro cosi’ ‘frammentato’, talvolta dispersivo, talvolta romantico e perche’ no, atroce, possa veramente rendere l’idea di quella che e’ stata la mia citta’ per un anno.

Come sempre vi trascrivo un pezzettino, questa volta mi butto!!!

‘Un’intervista tra un critico d’arte francese e un famoso artista di Los Angeles. Si svolge a Venice, nella sua casa, sulla veranda posteriore, a un isolato dall’oceano. Il sole splende. Bevono entrambi te’.
Critico: bello qui, no?
Artista: sempre
Critico: sempre?
Artista: e’ sempre cosi’ tutti i giorni. Sole, aria tiepida. Dato che siamo vicino all’oceano, non fa mai piu’ caldo di 30 gradi, non fa mai piu’ freddo di 15. E non c’e’ umidita’.
Critico: questo influenza il suo lavoro?
Artista: no in quanto non faccio lavori che siano collegati al tempo. Si’ in quanto mi piace il sole e mi rende felice e mi metto a lavorare all’aperto se ne ho voglia e siccome faccio anche foto, posso lavorare praticamente ogni volta che voglio. C’e’ sempre una buona luce e condizioni facili.
Critico: le seu foto, le piu’ famose, sono di stazioni di servizio, piscine, parcheggi, fastfood, autostrade. Perche’?
Artista: li vedo. Tutti i giorni, dovunque mi volti. Ho comiciato a pensarli come oggetti, come simboli culturali, come cose che sono quotidiane e belle e ignorate. Collocarle in un contesto diverso mi ha aiutato a capire che ci sono ope d’arte tutto intorno a noi. Potremmo non vederle o non badarci o non guardarle una seconda volta, ma sono li’. Quando faccio una serie di foto, e le metto una accanto all’altra in una galleria, la gente lo capisce.
Critico: sul serio?
Artista: sicuramente in parte era questo. Ma un’altra parte aveva a che fare con la cultura di Los Angeles e con il posto di Los Angeles all’ interno della nostra cultura. Definire Los Angeles, allora come ora, un deserto culturale, e’ a mio parere un commento incredibilmente superficiale. Los angeles e’ la capitale culturale del mondo, nessuna citta’ le e’ anche solo vicina. E quando dico cultura, parlo di cultura contemporanea, non di quello che aveva importanza 50 o 100 o 150 anni fa. La cultura contemporanea e’ la musica pop, la televisione, il cinema, l’arte, i libri. Le altre discipline, la danza, la musica classica, la poesia, il teatro, non hanno alcun piu’ alcun autentico peso, il loro pubblico e’ piccolo e sono piu’ stravaganze culturali che istituzioni culturali. E’ piu’ la gente che guarda la televisione una sera di quanta ne vada in ogni spettacolo di balletto in ogni citta’ del mondo per un anno. Si vendono piu’ cd di rap e di rock ogni anno di quanti cd di classica si siano venduti negli ultimi venti anni. E i film, cazzo, i film sono una cosa enorme. Sono pronto a scommettere che il film che fai il piu’ alto incasso nell’anno incassa piu’ di tutti gli spettacoli di Broadway messi insieme, probabilmente tre o quattro volte di piu’. E le uniche cose che possono competere con l’ influenza che hanno i film sulla nostra cultura, e sulla cultura del mondo, sono la tv e la musica pop. E tutto questo, tutta quella produzione, tutto quell’intrattenimento, tutta quella cultura viene da qui. Io non voglio far parte di New York, io non volevo far parte di un mondo dell’arte preesistente, stagnante che non capiva che stava diventando obsoleto. Volevo raggiungere il nuovo mondo e sentico che era questo, perche’ a un certo unto i libri e l’arte, che sono ancora a New York, finiranno per seguire il resto della nostra cultura e verranno qui. Io volevo far parte della prima ondata del nuovo, far parte di qualcosa di fresco, anziche’ di qualcosa che stava marcendo. Andare la’ dove alla fine sarebbero venuti anche gli altri.’

E ora…..il dibattito e’ aperto!

E intanto vi aggiungo questo LINK

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