‘E’ bello qui’ disse, tra sé e sé, in una delle serate più tranquille della settimana.

Fuori pioveva e lei amò degustarsi quella sigaretta compiacendosi per la sua vita, la sua casa e il piatto di farfalle con zucchine al curry che si stava preparando.

Il sapore della sigaretta, occasione rara per lei, le aveva sempre dato quella sensazione di vissuto per cui le piaceva mettersi a pensare a cos’era stato e a cosa è…ma non a cosa sarebbe potuto essere.

La pianta sul davanzale le diceva cosa realmente è quello che per un momento aveva pensato sarebbe diventato il cosa sarebbe potuto essere.

Bel giro di parole. A lei piaceva così, arrovellarsi tra pensieri e parole. Suoi o di altri.

Non sapeva cosa sarebbe stato domani, ne aveva un’idea, ma in quel momento le piacque non sapere.

Fin’ora tutto l’inaspettato che era arrivato era stato travolgente.

Nessuna domanda, nessuna risposta. Per una delle poche volte nella sua vita.

Un sorso di birra, un’altra sigaretta. Altra pioggia. Altri pensieri.

La vita della palazzina di fronte, la vita fuori, il momento suo e il momento di tutti gli altri.

Ieri rincasando aveva letto un’intervista con i controcazzi. Un’intervista a un uomo con i controcazzi.

‘Difficulties never leave. They kick you in the balls for your entire life. The only question is if you let them stop you or if you get up any time they knock you down.’

La pasta era pronta. La sigaretta iniziava a puzzare di filtro bruciato. Il vetro della cucina appannato e la pasta da scolare,

Fuori continuava a piovere.

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