In questi ultimi giorni non sono stata ferma un attimo.

Sarà il post influenza, ma era davvero da tanto tempo che non mi capitava.

Mi sono appena seduta sul divano, dopo aver pranzato e sento che potrei crollare in un pisolo infinito, ma sono troppo soddisfatta di tutto quello che ho fatto fino a ora, e il sole che c’è fuori non mi vuole lasciare del tempo da dedicare alla casa.

La mattinata tra l’altro è iniziata con un’ottima notizia, poiché ho venduto un altro armadietto, questa volta in Svezia, a Njuta(a con il pallino sulla testa)nger.

Mi piace sempre andare a vedere su Google maps dove sono questi posti e come sono le case delle persone che comprano i miei piccoli oggettini. Così come è davvero curioso cercare di risalire, con la pura immaginazione, alla storia che ha portato una persona ‘x’ nel mondo ad essere spinto ad acquistare un mio lavoretto!

Mi piacciono le storie. Storie di persone, storie di città, storie di oggetti.

Anche quando vado in un bar mi chiedo sempre quando è nato, di chi è, perché, cosa pensava in merito, perché questo è così e non colà, chissà se lo cambieranno, chissà cosa succederà quando il proprietario se ne andrà…

Anche quando vado dal meccanico mi fermo a guardare ogni piccola cosa, tutta la sua competenza, la conoscenza degli attrezzi e i trucchetti del mestiere, come sono le persone che vanno in quel posto…

Penso che non serva essere Andre Agassi per scrivere una autobiografia da paura, ma che basti una storia qualunque e la voglia di raccontarla. Penso che sia proprio con la storia che noi creiamo le cose, i mondi. Penso che la storia che attraversa una persona la fa diventare quello che è, ogni minuto, costantemente, in un evoluzione che non si ferma mai. Penso che poi la persona fa le cose, grazie alla storia e crea un’altra storia. Una persona crea una storia che si intreccia con altre storie che a loro volta creeranno storie nuove.

Tornando al meccanico, chissà che bello è farsi raccontare quando è finito a fare il ‘ragazzo di bottega’ e perché. O di quando ci racconta le storie dei motorini, delle macchine, degli incidenti, delle piccole riparazioni. Quando ci racconta dei suoi clienti, dei suoi bimbi a casa che vogliono diventare come lui e delle bimbe che vogliono un principe azzurro che però faccia il lavoro del papà.

E’ sempre così bello ascoltare le storie altrui. Mi piacerebbe fotografare una persona per strada e poi fermarla e chiederle semplicemente:

‘ma tu chi sei? cosa fai?’

E nel mio mondo ipotetico dove le persone non ti guardano pensando che sei l’ennesimo depravato da internare, ti risponderebbero ‘mi chiamo Giorgio, faccio il consulente, oggi devo vendere una casa. Da piccolo sognavo di diventare un astronauta. Mi piace portare il cane al parco il sabato pomeriggio. Odio mangiare di fretta.’

Cose così, pezzettini di storia, niente bugie e soprattutto niente risposte intelligenti. Una foto della vita. Una foto di un racconto. Una foto di una storia.

Street book. Un pò come la street photography. Ma street book.

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