Questo viaggio, che è il termine di una vacanza, ma al contempo l’inizio di un’altra, ha tutte le carte in regola per finire tra le righe di questo squinternato blog.

Sono involontariamente sveglia dalle 4.30 del mattino e ho deciso di restare sveglia fino alla partenza per evitare il trauma da risveglio prima dell’alba. In vacanza. Al freddo.

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Dopo aver felicemente rimosso un centinaio di persone tra le mie “amicizie” di Facebook (pulizie di fine anno), sono andata a preparare la colazione e ho atteso padre leggendo, mentre lui tentava con imperturbabile calma di sbrinare l’auto e scaldare il motore.

Seguono i primi movimenti di madre. Con la coda dell’orecchio intrasento un “volevo salutare la bambina in piedi“. La adoro.

Lasciamo la dimora montana e, a meno di un minuto da casa, è previsto il primo pit stop ufficiale e doveroso: i saluti al tanto caro “DAWIT“. Caffè e brioche.

Si riparte. Contrariamente a tutto ciò che i miei amici/conoscenti avranno pensato sono giunta, un’ora e mezza dopo, nella ridente cittadina friulana, nota in tutta Italia per il celeberrimo anagramma (Codroipo), senza aver dormito.

Dopo aver difficilmente tentato di spiegare a padre come la società si stia lentamente impossessando di noi, del nostro tempo e delle nostre menti (nulla di profondo, sostenevo solo che dovremmo lavorare 4 giorni su 7, 6 ore su 24 e fare ferie 170 gg su 365), ho iniziato il mio viaggio a bordo delle Ferrovie dello Stato, modernamente conosciute come Trenitalia.

Il primo tratto di viaggio è proseguito nel migliore dei modi. O almeno credo, sicchè, sì, ora sì, ho beatamente dormito accasciata sul mio zainone come se mi avessero colpita in testa con una mazza da golf. E relativa pallina al seguito.

Dopo un’ora di sosta in quel di Mestre è iniziato questo viaggio che già ora, a soli 20 minuti dalla partenza, sembra essere tutto un programma.

Iniziamo da Mafalda. La mia vicina di treno è uguale a Mafalda, mentirei se dicessi che non ne è il ritratto preciso. Mafalda è giunta alla mia destra poco dopo l’inizio della prima tratta. Io seduta sul corridoio, nel posto assegnatomi, vengo interpellata. Sedersi nel posto assegnato da Trenitalia non è comunque un modo per affrontare il viaggio in tranquillità. Mafalda dunque, mi rivolge la parola per segnalarmi che il suo posto sarebbe quello vicino al finestrino, alla mia immediata sinistra. Ma senza darmi il tempo di emettere alcun tipo di suono mi dice “no, no, ma scala tranquilla!”.

Ecco. No. Sto bene qui. Non voglio scalare.

Visto che parlare non posso, provo ad alzarmi e mi viene impartito comunque di scalare. Passati un paio di minuti in cui lei in tutta cortesia ha cercato di incastrarmi tra il finestrino, lei e il suo trolley, sono riuscita a proporle di sederci l’una di fronte all’altra, essendo gli altri tre posti ancora liberi. Mi va di *fortuna*, cede e, nonostante tutto la ritrovo esattamente di fronte a me con il suo trolley tra le nostra gambe. Tanto di spazio ce n’è tanto (ironico, n.d.s.).

Inizia tra noi una piacevole complicità che ci porta a ironizzare su come e quando sarebbero arrivati nuovi passagggeri a sconvolgere i nostri piani.

Ed è così che in meno di quattro secondi arriva Madre Russia: 1.80, caschetto arancione, gioielli, pelliccia, da, da, da.

In meno di un minuto scarica il borsone sul tavolo, capisco le sue intenzioni. O si inizia a brindare a vodka per festeggiare la vigilia della vigilia (e in tal caso sarei stata pronta) oppure saremmo morti tutti *sparati e derubati.

Poi esce dalla valigia delle riviste (so che nn si dice così, ma mi piaceva) e il mio primo pensiero è “siamo salvi”. ERRORE.

“Ragazze, ho portato dei giornali per voi! Leggiamo così il tempo vola!”

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Una sfilza di Eva 300, Chi, Di Più, Oggi.

Niente, il fatto è che voi penserete “Che te frega non leggerli. Sii forte resisti. Non farlo. Leggi il tuo.” Ma adesso, io, con che coraggio faccio la stronza snob associale e tiro fuori Internazionale?!?!?!

Niente. Meglio stare tranquilli, che poi magari le armi le ha sul serio.

Eccoci qui. Arriva una coppia. 80 anni, hippie. Tutti colorati, barba e capelli lunghi. Dopo una dozzina di minuti di discussione e di panico mio e di Mafalda, si siedono nella “quadrupla” alla nostra destra borbottando qualcosa sulla nuova modalità di nomenclatura dei posti sul treno. Sospiro di solievo, i posti sono salvi.

E quando tutto sembrava tacere tranquillo ecco che agli Hippies sfugge una bottiglietta di Schweppes semi aperta e mi ritrovo, senza essermi resa conto di nulla, con una ventina di pacchetti di fazzoletti offerti da tutta la carrozza, in piena modalità Cenerentola.

Sembra tutto finito, ma proprio mentre mi accingo a leggere Nuovo e Eva3000 si avvicinano altri passeggeri e, ormai complice di Mafalda, canticchio la “violinata” di Psycho e lei mi dice:

“Ah, che forte! La musica di “Ultimo minuto!!!”.

No.

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