Per diversi motivi che non conosco e, a stento capisco, le parole ansia e depressione fanno molto paura nella cultura italiana, non per altro non sono nemmeno riuscita a “tradurre” il titolo.

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Non fraintendetemi, sono due patologie, per cui è corretto che non vengano “accolte” da un sorriso, ma non vedo perché la società venga portata all’estremo opposto, per cui certe cose non si possano nemmeno nominare. Francamente, rispetto all’uso, forse anche un po’ troppo spinto, che ne fanno gli anglosassoni, sento che siamo un pochino indietro e che forse sarebbe ora di smettere di nascondere la polvere sotto al tappeto per far sembrare casa nostra pulita e ordinata!

Attacchi di panico? Tachicardia? Poca voglia di fare? Zero possibilità di alzarsi dal letto? Non piacere a se stessi? Sentirsi insicuri anche davanti alla scelta di due diverse marche di zucchero al supermercato al punto di entrare in crisi? Può succedere.

Ora, qui, non voglio assolutamente sostituirmi a psicoterapeuti o specialisti del settore, ma sento la voglia di urlare a gran voce… PUÒ CAPITARE A TUTTI, non è “anormale”, cogli l’occasione di parlarne con qualcuno e cercare di individuare le cause più profonde di un malessere. Non mentire a te stesso, non ti nascondere.

Stamattina Andy Puddicombe, di Headspace, ha condiviso questo video di The School of Life, sulla difficoltà dell’auto-accettazione. Mi è piaciuto moltissimo e volevo condividerlo sulla pagina Facebook di YogaLiFe, ma tutto a un tratto mi sono resa conto che così, senza intro, senza aggiungere qualcosa di mio, sarebbe “morto” lì, senza nessun tipo di interazione, facendo un sordo buco nell’acqua e, forse, sarebbe stato percepito come “bah, l’ennesimo video di auto-aiuto che non serve a nulla”.

Forse lo è, forse no, ma mi sentivo di scrivere due parole in più su quello che è il più grande male di tutti i tempi, che porta le persone ad annullarsi, ma di cui non si parla mai… “perché se uno è depresso, è solo perché è pigro. Se uno ha l’ansia è solo perché si fa pare per niente. Se uno soffre di anoressia, beh, che si sforzi di mangiare.”

E se posso dire qualcosa dopo 31 anni e poco più di un anno di insegnamento dello yoga è che è stato davvero commovente vedere come in questi ambienti spesso le persone si sentano “accolte” in uno spazio dove condividere certe paure, certe sofferenze è accettato e soprattutto si viene ascoltati. Il fatto che molte persone abbiano, in separata sede, cercato il momento del confronto, del dialogo, dell’approfondimento, mi ha messa nella posizione di capire quanto forte possa essere il disagio dei nostri tempi sui nostri comportamenti e quando un profondo lavoro su noi stessi possa aiutarci a percorrere, pian piano, quel sentiero, non poco impervio, che ci porta verso la cima. Verso la luce. Dove possiamo vedere a 360 gradi.

Per cui, niente paura. Un po’ di forza e di coraggio. Un micro passo al giorno. Le grandi imprese arrivano facendo un gradino alla volta. Con determinazione, costanza, ma soprattutto ascolto di se stessi e sincerità.

Buona visione:

“Compassion,” wrote historian Karen Armstrong in considering the proper meaning of the Golden Rule, “asks us to look into our own hearts, discover what gives us pain, and then refuse, under any circumstance whatsoever, to inflict that pain on anybody else.” In herbeautiful ode to compassion, Lucinda Williams urged: “Have compassion for everyone you meet … You do not know what wars are going on down there, where the spirit meets the bone.” The difficul art of Self Compassion.

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