Sono reduce da alcuni giorni di pratiche molto diverse tra loro, non solo per nome e tipologia, Hatha, Vinyasa, Yin, ma soprattutto per attitudine. Attitudine delle persone che vengono alla pratica. Intenzione.

kabir

Guido pratiche yoga, perché dire “insegno” mi sembra decisamente ambizioso come termine, da poco meno di due anni. Non ho l’esperienza e la saggezza di potermi sbilanciare su come si debba fare l’insegnante, ma spesso, sempre più spesso ultimamente, mi scontro con realtà che fatico a comprendere, a condividere, che appartengono a un mondo attraversato da rabbia, frustrazione, competizione, aggressività, fretta, arrivismo.

Realtà che fatico a comprendere all’interno di una pratica yoga. Arrivo anche io da quel mondo lì, e ci ricasco ogni un per due. Bastano un po’ di giornate intense che si giocano su tensione, corse, appuntamenti per rischiare di ricadere dentro a vecchi automatismi. Per questo scelgo lo yoga, per questo “guido” pratiche, per questo la mia intenzione, in una classe davanti a studenti, è quella di trasmettere che si può fermare tutto, entrare, sentire, riconoscere e poi tornare in quel mondo, con più consapevolezza, forza e morbidezza.

Amo pensare a quegli insegnanti che mi hanno trasmesso la forza di posture fiere, ricche, come i tre guerrieri, ma che al contempo ne hanno sottolineato la morbidezza e la delicatezza: “il corpo è attivo, contratto, forte, ma lo sguardo è morbido, le spalle sono rilassate, l’attitudine è lungimirante”. Ecco, questo è per me lo yoga.

Lo yoga è, anche, entrare in una classe per scoprire nuovi modi per vivere ogni giorno esattamente nel mondo in cui stiamo, con ritrovata e rinnovata consapevolezza.

Mi sto dilungando.

Il mio punto è… che credo che sia il nostro compito più grande, il compito più grande per noi GUIDE, insegnanti, gestori di scuole, … il compito è di trasmettere amore, rispetto, ascolto per una disciplina che non è solo attività aerobica coordinata a movimenti e respiro, ma una profonda disciplina di vita, di scelte, di silenzio, di rispetto.

Ricordare a uno studente che la propria intenzione, il proprio SANKALPA, non è l’ora di fitness, ne il rifuggire in un’aula yoga per dissipare lo stress e le cose negative della vita. Il compito più alto di chi vuole trasmettere, per me “insegnante” senza esperienza, non è come portare la gamba dietro l’ascella/testa/schiena nel minor tempo possibile. Il corpo è uno degli elementi, dei tanti elementi, che lavora con noi nella costruzione di un sentiero, un percorso, un viaggio che è la vita. Ma la vita vera, quella di tutti i giorni, con tutte le sue cattive notizie, i dolori, lo stress e le gioie, le conquiste e le cose belle. Amare incondizionatamente ciò che ci succede.

Ecco sì, per me l’intenzione primaria, nella pratica, è che non siamo lì, in quell’aula per fuggire dal caos, per fuggire dalle paure, per sudare fuori la stanchezza accumulata, ma siamo lì per accogliere tutte queste sensazioni, sentirle e capire che non siamo soli in questa esperienza profonda. Che sono sensazioni condivise e che insieme possiamo supportarci sempre meglio, nella conoscenza intima e privata di noi stessi. “Insieme” non come “ne parlo e lo condivido”, insieme come forza del gruppo, unione delle intenzioni, dell’energia…e non insieme per vedere cosa fa l’altro, chi lo fa meglio, come posso continuare a rendere la mia pratica ancora più “bella”.

Facciamo tutti un passo indietro. Nella pratica, nella condivisione, nell’insegnamento. Ricordiamoci cosa è yoga. E se non è il nostro momento per approfondire la nostra conoscenza, va bene, mi fermo, chiedo, mi chiedo. Chiedo al cuore, ascolto il corpo.

Mi fermo, chiedo, mi chiedo.

Chiedo al cuore, ascolto il corpo.

LORO SANNO SEMPRE.

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PS: Sankalpa è una parola sanscrita che letteralmente significa proposito, desiderio o più specificatamente Intenzione, è la convinzione di poter realizzare ciò che la mente si propone. È una pratica molto interessante. Dovete pensare come ad un’idea, che si forma nella mente e prende dimora – e forza – nel cuore. Secondo la visione yogica, ad una lettura di tipo simbolica, la mente è collocata proprio nel cuore.

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