Nella storia un vecchio morente chiama la famiglia al suo capezzale. Dà un bastone corto e robusto ai numerosi figli, mogli e parenti. “Rompete il bastone”, dice loro. Con un po’ di fatica tutti riescono a spezzarlo a metà.”Ecco come vanno le cose quando un’anima è sola e senza nessuno. È facile spezzarla.” 

Poi il vecchio dà un altro bastone a tutti i famigliari e dice: “Ecco come vorrei che viveste dopo la mia dipartita. Riunite insieme due o tre bastoni, e ora spezzate a metà il fascio.” Nessuno riesce a spezzare due o tre bastoni insieme. Il vecchio sorride: “Siamo forti quando stiamo con un’altra anima. Quando siamo con gli altri, non ci possono spezzare.”

Similmente, i due lati della natura duale di ognuno di noi, se tenuti assieme nella consapevolezza, hanno un potere molto forte, e non possono essere spezzati. Questa è la natura della dualità psichica. Da solo anche il Sè più civilizzato sta bene… ma un po’ solo. Da solo, il Sè selvaggio sta bene, ma desidera un rapporto con l’altro. La perdita dei poteri psicologici, emozionali e spirituali deriva dalla separazione di queste due nature e dalla pretesa che l’una o l’altra non esistano più.

Potrei andare avanti ore, osservando e commentando questo racconto. Soli come individui e soli nel voler ascoltare solo una delle nostre “nature“… o fare pace con il nostro dualismo e riconoscere e considerare come UNO gli aspetti duali della psiche in modo che vengano uniti e non separati o annullati. Nutrire entrambe le nostre nature con la stessa quantità di “cibo” per mantenerle entrambe in vita allo stesso modo ed evitare che una si sciupi, perché se una muore, anche l’altra muore.

Oggi non voglio dilungarmi troppo e dirvi la mia, ma fornirvi uno spunto di riflessione. Quante volte sentiamo dire, peraltro senza nessuna cognizione, “quello/a è bipolare”… e quante volte questo si riferisce proprio al fatto che spesso le persone, noi, ci troviamo in difficoltà a scegliere tra due “pensieri” tra loro apparentemente contrastanti?

E così si torna anche a ciò che ho scritto nell’intervista dell’ultimo post: qui cerco di sottolineare che dobbiamo ascoltare entrambe le nostre nature, chiamiamole “civilizzata” e “selvaggia”, creando un equilibrio tra loro. Lì dicevo… quando ci troviamo divisi, separati, sopraffatti dagli eventi o dall’altro –> fermiamoci. Ascoltiamo. Sembra un po’ un cane che si morde la coda. Ma è proprio girando attorno a queste verità, già presenti e forti dentro di noi, cercando di resistere alle tentazioni delle distrazioni, che possiamo capire quale è il nostro percorso… e seguirlo.

Ok, l’ho già detto. Oggi non mi dilungo.

dualismo

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