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Pause, that’s all we need.

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È quasi inutile ripetere che più le cose sono inaspettate e più riescono a sorprenderci, soprattutto se di materia per sorprenderci ce n’è molta.

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Gli ingredienti sono semplici, ma, come tutte le cose semplici, se sono di qualità, fanno tutta la differenza del mondo.

Due socie con molta voglia di fare, una passione per i viaggi esotici e un background nel mondo della moda e del design hanno reso un piccolo locale nel centro di Buenos Aires un piccolo angolo di pace un po’ swing, un po’ shabby.

Pause infatti, con una innata maestria,  sposa diversi generi tra cui il semplice fatto che si tratti di un bar, ma al contempo di un negozio. Ed è proprio mentre assaporate il vostro cappuccino di soia o la torta al rabarbaro, che entra il fruttivendolo e consegna al banco la frutta fresca, la vicina di tavolo rimprovera il cane che abbaia e una giovane ragazza prova qualche abito vintage recuperato dalle socie nell’ultimo viaggio in Tailandia.

Ricercatezza nei dettagli, un pizzico di originalità, la voglia di esporre artisti e artigiani italiani, una spolverata di internazionalità e il dessert è pronto.

Il resto? Beh, ve lo dice il nome stesso.

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Pause

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www.pausemilano.com
Facebook: Pause
Via Federico Ozanam 7
20129 Milano
Tel 02 39518151

Aperto: lun e sab 8 – 21; mar – ven 8 – 22

 

Foto: Francesco Caruso

 

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Il semino.

Per ora è solo online e aderisce alle regole del market all’interno del quale è stato inserito, però è una bozza, un prototipo, un semino…il semino della mia idea, ecco come lo chiameremo.

La mia idea è molto complessa, per dirla tutta forse non è ben chiara nemmeno a me, quello che so è che è dove mi vedo nel futuro.

Avete presente la famosa domanda da colloquio ‘where do you see yourself in 5/10 years from now?’?

Ecco, I see myself here (ma non ditelo a nessunoooo):

una cittadina, non troppo grande, una Monaco di Baviera. Abbastanza città e abbastanza verde.

Non lontano dal centro, in una via non troppo popolata di negozi, un intrigo di colori attira l’attenzione dei passanti.

Due grandi vetrate svelano un ambiente bianco pieno di giocattoli, libri, pezzi di arredamento, quadretti, penne, quaderni, musica, persone che giocano, scrivono, leggono, tazze di tè, bambini che dipingono attorno ad un lungo tavolo di legno…

Al piano di sopra si intravede uno studio, uno studio strano. Ci sono due  Mac, due ragazze,  una macchina da cucire, la colla, un forno per la ceramica, una cucina, una stampante.

E’ tutto così stonato. Nulla c’entra con nulla, ma c’è tutto ed è tutto così felice.

Le persone dentro sorridono, quelle fuori si sentono escluse.

Quelle fuori vogliono capire di cosa si tratta.

Quelle fuori vogliono entrare.

Quelle fuori entrano e sbirciano.

Vedono articoli in vendita nel concept store, sono tutte cose fatte a mano dalle proprietarie, dai corsisti, dalle collaboratrici e da designer world-wide lei cui cose sono state scoperte in lunghi viaggi o tramite accurate ricerche.

Vedono un elenco di corsi sulla lavagna: corso di cucito, corso di maglieria, corso di ceramica, corso di pittura, corso di yoga. I corsi sono per bambini, per donne e per genitori con bambini. C’è un pannello  su cui si vede la homepage del sito del negozietto (perchè nel mio cuore vorrei che rimanesse sempre un negozietto), tutti i programmi, le scampagnate domenicali e le persone che scambiano corsi di inglese in cambio di baby sitting.

Su una parete leggono la storia del negozio scritta in font ‘American Typewriter’ e la storia inizia così:

‘Quando ancora non credevo che tutto questo un giorno potesse diventare vero, ho aperto un piccolo negozietto online, dove avevo caricato un paio di cosine fatte a mano durante i solitari pomeriggi invernali. Quel giorno lì sperai che avrei iniziato a vendere qualcosina e che questo mi sarebbe bastato per acquisire un altro pò di entusiasmo che potesse portarmi a fare altro.’

Il resto della storia non ve la scrivo. Chissa se la scopriremo mai!

IL MIO NEGOZIETTO

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FAR EAST: Alice si racconta

Insomma un pomeriggio mi arriva uno notifica di Facebook sul telefono che mi invita a cliccare ‘Like’ sulla pagina di un blog che non conosco.

KARMAlice

Mah, mai sentito. Mi riprometto di andarlo a vedere non appena sarei tornata a casa.

KARMAlice è il blog di una vecchia compagna di scuola, il blog di una persone che seppur fisicamente lontana ha sempre seguito i miei passi virtuali, fino ad arrivare a dirmi ‘la mia musa ispiratrice (…) mi hai dato tu l’idea…infatti, non so se ti ricordi, ti avevo già scritto quanto ti ammiravo in un post. comunque è da 3 mesi che ho questo blog e solo da insistenze varie l’ho reso pubblico! sono timida! però se è utile a qualcuno mi fa piacere!’

Il blog è bellissimo. Alice e la sua dolce metà si sono trasferiti in Cina e raccontano passo dopo passo l’esplorazione del nuovo mondo.

Lei si presenta così:

This is blog and my diary too. Here I write about my everyday life, passions, places I visit and people I’ve meet. On August 29th my life had a twist because I moved to China. Get comfy, grab a cup of coffee and follow me across the far east!

Io ho appena preso la mia tazza in mano e ora me la godo. Fatelo anche voi!

KARMAlice

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Roma 2-3

Seduta in piazza del popolo sotto l’obelisco, tra una ragazza sola e triste(in procinto di buttarsi bella fontana) e una coppia affiatata che non si molla un attimo.
Potrebbe sembrare di no, ma fa freschino, le mie dita sono gelate.
Un saxofonista suona ‘can’t help falling in love’ di Elvis.
I passanti attreversano la piazza con passo tuttaltro che milanese. Lei, la triste, continua a scuotere l’accendino. E a piangere. Ho rotto l’idillio della coppia per chiedere l’accendino e accendere la sigaretta a lei.
Ora loro se ne sono andati e siamo rimaste noi due, con lo sguardo perso nel vuoto e un po’ di pensieri tristi, nostalgici, strani. Quelli che mi fanno pensare a Roma come la vediamo nei film, come ce la racconta la storia.
Il freddo inizia a essere pungente, nonostante i venti gradi oggi a ora di pranzo.
Alle 19 ho lasciato la valigia in albergo e sono corsa fuori. Sono emersa dall’alto di piazza di Spagna, in cima alla scalinata, con tutta la citta’ illuminata!

Mi sembrava di essermi affacciata in una terrazza sul mondo.

Ho tirato il respiro piu’ profondo che abbia tirato nell’ultimo mese.
Non mi spieghero’ mai l’effetto che mi fa viaggiare e l’effetto che mi fa essere di nuovo nessuno, in un posto nuovo, tutto da camminare e divorare.
L’effetto terapeutico del mio essere sola, me myself and my feet!

Spengo il telefono.

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